Negli ultimi anni il welfare aziendale è passato da iniziativa accessoria a strumento strutturale di politica d’impresa.
Ma ciò che sta cambiando davvero è la sua qualificazione fiscale.
Non si tratta di una “nuova legge”, bensì di un’evoluzione interpretativa che ha rafforzato il ruolo degli Articoli 95 e 100 del TUIR, con effetti concreti sulla deducibilità IRES dei programmi di corporate welfare.
Vediamo cosa significa per le aziende.
Il welfare come costo “limitato”
Tradizionalmente, le spese per opere e servizi destinati alla generalità o a categorie di dipendenti rientravano nell’ambito dell’Articolo 100 TUIR.
Questo articolo consente la deducibilità, ma entro un limite preciso:
5 per mille delle spese per prestazioni di lavoro dipendente.
In pratica:
- Il welfare volontario era deducibile
- Ma solo entro un tetto quantitativo
- L’eccedenza restava fiscalmente indeducibile
Di conseguenza, il welfare veniva spesso percepito come un costo “parzialmente recuperabile”.
Il punto di svolta per le imprese
Quando però il piano welfare è previsto da un contratto collettivo oppure da un regolamento aziendale vincolante oppure da un accordo sindacale non è più qualificato come liberalità.
In questo caso entra in gioco l’Articolo 95 TUIR che disciplina le spese per lavoro dipendente e ne consente la deducibilità integrale se inerenti all’attività d’impresa.
Questo è il vero punto di svolta: il welfare strutturato diventa costo del lavoro, non onere di utilità sociale.
Cosa significa davvero “deducibilità al 100%”?
Deducibile al 100% non significa recuperare tutto il costo, ma:
- Ridurre integralmente la base imponibile IRES
- Generare un risparmio pari all’aliquota (attualmente 24%)
Esempio:
Se un’azienda investe 100.000 € in un piano welfare contrattualizzato:
- Riduce la base imponibile di 100.000 €
- Ottiene un risparmio IRES di 24.000 €
- Il costo netto effettivo diventa 76.000 €
Il beneficio è fiscale, non un rimborso integrale.
Dalla norma all’innovazione: welfare data-driven
L’investimento in salute fisica e mentale oggi:
- Riduce assenteismo
- Migliora retention
- Aumenta engagement e produttività
- Rafforza l’employer branding
Il legislatore, attraverso l’interpretazione evolutiva del principio di inerenza, riconosce che il benessere organizzativo è funzionale alla produzione del valore.
Il welfare non è più un costo “soft”, ma un investimento misurabile. Ed è qui che si apre una nuova opportunità.
Molti piani welfare offrono servizi standardizzati (piattaforme generiche, accesso a benefit non personalizzati, scarsa misurabilità dell’impatto).
Dal punto di vista fiscale possono essere efficienti.
Dal punto di vista strategico, spesso non lo sono.
La domanda che le aziende devono porsi oggi è: “Possiamo trasformare il welfare in uno strumento misurabile di performance organizzativa?”
In questo scenario emerge il ruolo del coaching, uno degli strumenti più efficaci per sostenere benessere, consapevolezza e sviluppo delle persone all’interno delle organizzazioni.
Tradizionalmente il coaching è stato utilizzato in percorsi individuali ad alto valore, ma difficilmente scalabili e raramente integrati nei sistemi di welfare aziendale.
Attraverso un approccio basato sui dati, oggi è possibile superare il modello tradizionale: la combinazione tra tecnologie biometriche e intelligenza artificiale permette di evolvere questo paradigma, rendendo il coaching continuo, personalizzato e misurabile.
IANUNAI QUI, il nostro sistema di coaching digitale supportato dall’AI, è un dispositivo indossabile che monitora in tempo reale dei biosegnali per rilevare lo stato psicofisico dell’utente.
Grazie a un avanzato motore di intelligenza artificiale, i contenuti e le tempistiche delle sessioni vengono adattati dinamicamente in base ai dati fisiologici rilevati.
In questo modo, il welfare aziendale diventa uno strumento basato sui dati, capace di rafforzare il coinvolgimento e permettere di misurare in modo oggettivo l’impatto su benessere e performance.
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